Fringe: Recensione 5×11 “The Boy Must Live”

13 Gen

La puntata inizia al laboratorio dove Walter decide di usare la vasca di deprivazione sensoriale per raggiungere il ricordo dove aveva scoperto che Donald era September e così individuare la sua posizione. È un appartamento a New York, Walter e la squadra si dirigono lì e strada facendo il vecchio Bishop rivela d’avere dettagli della precedente timeline e arriva a dire che non ha più bisogno di togliersi pezzi del cervello perché sa di aver potuto usufruire di un legame profondo e significativo con Peter.
Trovano finalmente September che rivela loro che la sua razza ebbe origine il 21 febbraio 2167 quando uno scienziato norvegese scoprì il modo di incrementare l’intelligenza a discapito delle emozioni in un processo in continua crescita fino a quando le emozioni furono gettate via e nacquero così gli Osservatori.
Creati in laboratorio, partendo da materiale genetico selezionato, il piccolo observer è un’anomalia perché è un ibrido, ha sviluppato il suo cervello in una maniera tale dove capacità e intelligenza si fondono a sentimenti e empatia. Il piccolo è stato creato da materiale genetico prelevato da September che ne è in qualche modo il padre e lo ha nascosto proprio per quello. È importante per il piano perché il piano prevede di inviare il piccolo avanti nel futuro fino al 20 febbraio 2167 così da dimostrare a quegli scienziati che emozioni e grande intelligenza possono coesistere. Così facendo potrebbero riscrivere il tempo e impedire agli Osservatori di esistere. Windmark intanto ha viaggiato fino al 2609 per parlare con il capo degli Osservatori a cui rivela di essere consumato dalla caccia ai fuggitivi e di non sapere a cosa possa servire loro l’anomalia genetica. Il capo lo invita ad andare avanti e non farsi travolgere dalle emozioni, Windmark torna indietro e si mette a cercare September che intanto è scappato con la divisione Fringe per recuperare alcune tecnologie del futuro utili per il dispositivo.
Walter parla con l’ex osservatore a cui rivela di essere conscio di doversi sacrificare, poi si separano e nel tentativo di fuggire il piccolo osservatore senza un perché scappa e si consegna da solo ai lealisti e a Windmark.

Chiudere alla 3.22 avrebbe impedito di avere una risposta sugli Osservatori ma quantomeno avremmo avuto un vero series finale.
Questo non è un series finale. Mi ha fatto tanto piacere sentire la storia degli Osservatori, vedere collegato questa stagione all’episodio sul piccolo osservatore. Ma Fringe non inizia e non finisce lì.
Dov’è la guerra fra gli universi? Lo Schema e il nuovo mondo di Bell? Dov’è il reset? Un finale è tale se riesce a portare compimento tutto quello che è stato detto per tot anni e tot episodi. Invece gli autori prendono 12 puntate e gettano via le altre 86, prendono il concetto del the boy is important riferito a Peter cambiandolo forzatamente e rivolgendolo all’anomalia sperando che non ce ne accorgiamo.
Non dico che l’anomalia non sia importante, ma anche Peter lo era, è stato uno dei liet motiv di maggior ripetizione nel corso degli anni, non si può prenderlo e buttarlo via cambiando il senso. Seriamente ci considerano così imbecilli? Sperano che basta una bella spiegazione con tanto di immagine di fondo e accettiamo tutto? Personalmente no, perché una storia deve avere un senso in tutte le sue parti che la compongono, non si può fare una cernita. Non sono una persona che vuole risposta al più piccolo e minuscolo dettaglio, ma c’è un intero arco narrativo che ci ha accompagnato negli anni? Okay, voglio sapere che senso ha avuto tutto questo, perché vedermi cinque stagioni e come si riuniscono fra di loro.
Per questo ho parlato di presa in giro nel precut, la delusione è niente, io mi sento proprio preso per i fondelli, tanto valeva che mi guardavo la 1.14 e tutta la quinta stagione, a cosa sono serviti tutti gli altri episodi, le teorie, il pensarci, il ricordarsi di ogni più piccolo dettaglio? A nulla.
A questo punto dovrei dire “speriamo nella prossima puntata” eccetera eccetera eccetera ma siamo realisti: di fronte ad autori che prendono una frase che aveva un proprio senso confermato e ripetuto e lo cambiano volutamente gettando via una storia intera non c’è speranza che regge.
La puntata in sé era anche bella, tesa e interessante e sicuramente le parole di Setpember sugli Osservatori sono una bella cosa da sentire, ma non si può cancellare via una grossa fetta di storia. Sfruttano le emozioni e non dico che non siamo importanti, io stesso ho ripetuto più volte che in Fringe l’umanità dei personaggi è cruciale, ma non basta, non si può usare il white tulip come linea di collegamento perché non collega nulla, le storie restano sconnesse.
Quindi si, a questo punto era meglio finire al ponte, quantomeno tre stagioni fra loro unite e connesse, aveva avuto un senso vedere il telefilm. Non gli do neanche un voto, non saprei neanche come giudicare questo episodi, che passino in fretta questi sette giorni e chiudiamola qua e andiamo avanti, Fringe avrebbe potuto fare molto di più. Soprattutto quest’anno.

Grande ritorno di Michael Cerveris, emozionante, esplicativo ed intenso. Non si capisce bene perché non sia invecchiato dopo vent’anni però ha fatto piacere rivederlo soprattutto in questi panni. Toccante quando svela il suo legame col piccolo, toccante quando parla con Walter, Cerveris era riuscito a dare un’anima e empatia a September quando era un Osservatore, ora che è umano è immenso.
Bravo anche Walter anche se il suo legame con Peter non si scopre di sicuro oggi. Molto bella l’idea di pagare per i suoi errori sacrificandosi, peccato che con il reset sarà tutto inutile.
Ombra sia Peter che Olivia, relegati allo sfondo senza più nulla da dire ed è un vero peccato perché come genitori erano davvero interessanti. Windmark abbastanza anonimo, l’idea di una frustrazione e del modo in cui un Osservatore viveva un emozione sarebbe stata un interessante storyline. Nota finale sul capo degli Osservatori: speravo in qualcosa di più.

 

 

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